Torino 2010 Capitale Europea dei Giovani: una sfida, un'opportunità

Torino Capitale Europea dei Giovani 2010: una sfida, un’opportunità ma- anche – uno spunto di riflessione. Siamo un Paese nel quale di giovani si parla spesso, in convegni, pubbliche interviste, dibattiti televisivi, ma siamo anche un Paese nel quale gli spazi di carriera sono appannaggio di chi si è lasciato la giovinezza alle spalle da tempo. Secondo i dati di una recente statistica europea, in Germania il 34 per cento dei posti dirigenziali nel settore pubblico e privato è ricoperto dagli under 35: in Italia siamo all’1,6 %. Il dato si commenta da solo.
Per potersi far strada nella vita lavorativa occorrono due strumenti: in primo luogo il talento (che è distribuito per ogni generazione in numero analogo); in secondo luogo un sistema di relazioni che permetta alle capacità individuali di farsi valere. Da noi non mancano certo i talenti, tanto che si parla spesso della loro fuga verso le università e i mercati del lavoro stranieri. Il sistema di relazioni è invece nelle mani di coloro che appartengono alla generazione di mezzo e rappresenta un “patrimonio” difeso gelosamente, un “orticello privato” che non ammette intrusioni. Dunque, chi è giovane trova strade aperte essenzialmente perché può giovarsi di sistemi di relazioni ereditati dalla famiglia: ecco perché chi riesce ad accedere presto a ruoli importanti è essenzialmente “figlio” di qualcuno che conta.
Situazione difficile, che frena la mobilità sociale e la valorizzazione dei migliori. Ma situazione non immutabile. Bisogna che, almeno nel settore pubblico, chi ha la responsabilità delle scelte dimostri coraggio e accetti di scommettere sul nuovo. Penso, ad esempio, al settore della cultura: direttori di musei, di kermesse musicali, teatrali o di danza, di festival cinematografici dovrebbero essere scelti tra le forze più fresche: la creatività e la fantasia sono proprie della giovane età, quando si battono vie nuove con una buona dose di intuizione e una buona dose di incoscienza. Ma penso anche al settore dell’innovazione tecnologica: oltre alle borse di studio per i ricercatori, bisogna pensare alla fase successiva, alla disponibilità di risorse per la realizzazione delle ricerche. Scommettere sui giovani comporta margini di rischio – è evidente – ma garantisce anche la possibilità di risultati importanti e realmente innovativi.
Il 2010 torinese e piemontese sarà un’occasione festosa di incontro con spettacoli, musiche, mostre; sarà un’occasione di confronto, con laboratori nei quali si ritroveranno ragazzi di tutta Europa; sarà anche – speriamo – un’occasione di riflessione, dalla quale i meno giovani, i detentori dei ruoli di responsabilità dovranno uscire consapevoli del fatto che il futuro si costruisce garantendo il ricambio e aprendo gli spazi.
Gianni Oliva
(da MONDOSCUOLA - La Stampa)






