Considerazioni a ruota libera tra passato, memoria e presente
Scena n. 1: I portici di piazza Castello sono tappezzati da manifesti che rinviano alla mostra “Norberto Bobbio e il suo mondo”, esposta all’Archivio di Stato. Si vedono editori come Giulio Einaudi, storici come Franco Venturi e Alessandro Galante Garrone, politici come Ferruccio Parri, musicologi come Massimo Mina: Bobbio , filosofo-giornalista-saggista-politico, fa da trait d’union tra personaggi diversi, fiore all’occhiello di una generazione antifascista che prima ha fatto la Resistenza e poi ha costruito l’Italia Repubblicana Democratica.
Scena n. 2: un aneddoto emblematico della storia d’Italia.
Nel dicembre 1860 Camillo Cavour, capo del partito liberale, organizza le imminenti elezioni del primo Parlamento italiano e invia una lettera a Giuseppe Verdi, convocandolo a Torino per proporgli la candidatura a parlamentare dell’Emilia. Verdi, senza entusiasmo ma con obbedienza, viene nella capitale sabauda e alle 7 di mattina (quella era l’ora dell’appuntamento) si presenta allo studio di Cavour. Si accorge però che nella stanza il lume è acceso e che il Conte sta ricevendo qualcun’altro convocato ancor prima. Dopo qualche minuto la porta si apre ed esce Alessandro Manzoni, al quale Cavour ha proposto la candidatura come rappresentante della Lombardia. Questa erano Torino e l’Italia del tempo: Camillo Cavour dentro, Alessandro Manzoni che esce, Giuseppe Verdi che entra.
Scena n. 3: L’Italia di oggi.
Palazzo Grazioli, la escort Patrizia D’Addario entra ed esce dalla camera da letto del Premier; via Gradoli, il Governatore del Lazio entra ed esce dalla stanza dei trans Natalie e Brenda, tra mazzette di euro, cocaina e videoregistratori impertinenti.
L’Italia di Cavour, Manzoni, Verdi. L’Italia di Bobbio, Einaudi, Parri. L’Italia di oggi...
Gianni Oliva






