Minoli a Rivoli. L'uomo giusto per diffondere cultura

Dietro l’unanimità di consensi raccolta dalla nomina di Giovanni Minoli alla presidenza del Museo di Arte Contemporanea di Rivoli, ci sono due elementi: in primo luogo la stima diffusa per la sua intelligenza e la sua professionalità; in secondo luogo la consapevolezza che egli saprà perfettamente coniugare “qualità” e “numeri”. Da questo punto di vista le considerazioni sulla sua nomina si inseriscono nel dibattito sul rapporto tra cultura ed economia rilanciato ieri su queste pagine (La Stampa Torino 25/09/2009) da Luigi La Spina.

Personalmente sono convinto che la cultura rappresenti un valore in sé, che faccia star meglio i cittadini che ne fruiscono, che non debba essere scambiata per uno strumento di promozione turistica (semmai è il turismo che deve sfruttare le occasioni offerte dalla cultura per promuovere il territorio). Ma proprio per queste ragioni la cultura deve porsi il problema di intrecciare la qualità dell’offerta con il numero dei partecipanti. Le iniziative “ingessate”, rivolte al pubblico dei “soliti noti”, autoreferenziali, sono negative tanto quanto i grandi eventi mirati soltanto a far folla e audience. La cultura deve essere “leggibile” per poter far crescere la coscienza dei cittadini, deve saper comunicare, deve essere fruibile. Il vero intellettuale non è soltanto colui che eccelle per grandezza di pensiero, ma colui che riesce a rendere comprensibile quel pensiero. Questo vale per il linguaggio scritto, per quello cinematografico, per quello artistico.

Il Torino Film Festival ci ha offerto esempi chiari, con Nanni Moretti non è certo diminuita la qualità dell’offerta, ma un evento per cinefili si è trasformato in una opportunità per tutti (e il Festival di Gianni Amelio non sarà da meno). Con Giovanni Minoli si ripeteranno le stesse dinamiche a Rivoli. Ho sempre apprezzato la qualità alta del castello di Rivoli, il suo ruolo trainante nell’arte contemporanea italiana, il suo prestigio internazionale: ma proprio per questo apprezzamento, ritengo si debba andare oltre.

Il museo non può rivolgersi soltanto agli stessi visitatori specializzati che ritornano ogni anno e più volte l’anno: deve diventare un centro di confronto e di formazione, di scambio e di dibattito, un’agorà intellettuale che faccia crescere a Torino e in Piemonte il gusto e la conoscenza dell’arte contemporanea. Perché mai questo dovrebbe significare penalizzare la qualità? Perché mai la qualità dovrebbe essere riservata ai “pochi”? Onore a chi ha lanciato Rivoli negli anni scorsi, ma ora lasciamo spazio a chi può partire da quel patrimonio ereditato per fare i passi successivi. Giovanni Minoli è la persona giusta per garantire tutto questo. Auguri a lui e al suo prossimo lavoro.

 

Gianni Oliva